Sagrada Familia at Daybreak

Non io, quasi, ma il mio corpo, in estasi dopo quella notte.

Mai una così, prima di quella mattina, con lei. Mai una dopo.

E io, forse più di lei colto impreparato – un esploratore vero lo è sempre, impreparato. Cerca l’impreparazione, meticolosamente la predispone, testardamente pretende che ogni tassello sia al suo posto perché lui… si senta impreparato – mi aggiravo per la stanza nel prima dell’aurora, mentre persino i rumori dell’acceso traffico di Gràcia si annunciavano timidi. La luce giallo-arancione si spandeva su tutto. Il corpo di Is. emanava calore come Sirio, pulsava di riflessi oro, e il sonno, sfinito anche lui, occupava quelle membra come uno stanco incantesimo, e le rendeva immobili.

Le allungai una carezza, esitante, col dorso della mano, sul fianco nudo. Quasi a voler testare il suo calore, che non si fosse raggelato in quel suo inspiegabile non-moto.

In quei momenti di assoluta empasse della cronologia, tutti gli strati dell’essere bevono ogni minima sensazione così, senza assaggiarla. Il mio era tutto una spugna, e non uno dei fotoni che mi baluginavano intorno, portando il loro carico di informazioni in forma di colore, riusciva a sfuggire all’idrovora di impressioni che ero. Mi sentivo un foglio bianco di carta fotografica sensibilissima, e non un istante – grandiosamente – veniva tradotto in parole. Analfabeta di ritorno, godevo il pre-logos di un’aurora fintamente metropolitana, di un’umanità in realtà ai suoi albori, senza nulla di scritto e tutto da scrivere. Rara potenza che sembra emanare da secoli addietro.

Un’immagine, folgorante, inaspettata, senso non previsto: guglie, tra il grido e il sussurro, si infilano come pugnali nell’aria fuoco. E’ lontano, ma non si può confondere il progetto intravisabile dell’arbitrio che si impone a costo di qualsiasi rischio. E quelle guglie, in atmosfera densa che non pare quella terrestre, ma piuttosto quella di Giove o Saturno, sono lì, a sfidare la morte e proseguire – a dispetto del marketing turistico, a dispetto dei clacson che stanno per avvolgerle, a dispetto di me, che non a lungo reggerò la loro vista e presto mi rannicchierò, io anziano e lei eterna, accanto a quel corpo di cui ho letto ormai almeno una prima proposizione completa – la ricerca inesausta di un filo ormai sperso.

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  1. Mirna says:

    ..estasiata

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